Paesaggi di lava - La villa Scabrosa del principe Biscari

Nel 1760 il principe di Biscari, Ignazio Paternò Castello, intraprende sulla colata lavica dell’Etna del 1669, in un terreno sciaroso avente l’estensione di più di trenta ettari, la realizzazione di un giardino, successivamente denominato Villa Scabrosa.

L’impresa ha delle forti valenze simboliche, poiché rappresenta la rinascita della città di Catania, che come l’araba Fenice risorge dal fuoco della lava che l’ha quasi distrutta ovvero che ha provocato enormi distruzioni nelle floride campagne nei suoi immediati dintorni. La creazione della villa costituisce la dimostrazione scientifica che le orride lave possono essere colonizzate dalla vegetazione attraverso l’intervento razionale dell’uomo ben prima dei tre secoli che convenzionalmente trascorrono perché questo avvenga ad opera della sola natura. La creazione della Villa Scabrosa, dotata di vivai semi-artificiali per l’allevamento di pesci che perpetuano ed esaltano una lunga tradizione catanese, vuole essere anche una prefigurazione della successiva urbanizzazione di quelle aride distese di sciara a sud di Catania, per lungo tempo sottratte all’utilizzo da parte della città che le sta accanto. Una lunga strada rettilinea bordata da muri ornati da vasi fioriti supera gli avvallamenti tra le lave con ponti in muratura, attraversando la villa da ovest ad est, dal monumentale cancello di ingresso -custodito ma sempre aperto al pubblico- sino alla vista del mare in una vasta piazza circolare dove le carrozze possono invertire il senso di marcia. La villa è anche raggiungibile via mare dal palazzo dei Biscari che la fronteggia e ne suoi ampi vivai e nelle insenature fra le rocce é possibile navigare piacevolmente con piccole barche.

Il giardino dell’illuminato principe di Biscari è coevo alle prime creazioni di giardino paesaggistico inglese, ma il paesaggio della Villa Scabrosa non è dolce e bucolico come la campagna inglese, bensì aspro ed orrido, partorito drammaticamente tra nuvole di vapore dalla titanica lotta fra il fuoco e l’acqua. Le accidentate e suggestive distese di nero basalto lavico che si mescolano alle acque risvegliano nei viaggiatori stranieri che le ritraggono quel sentimento del sublime che di li a poco, come nei quadri di William Turner, diverrà il tema dominante nella percezione del paesaggio e nella pittura. Dallo Swinburne al Saint Non, da Houel al Bowyer, le rappresentazioni della Villa Scabrosa muteranno radicalmente, con visioni di parti diverse della stessa, ognuna resa con una diversa sensibilità ed una diversità di mezzi grafici e metodi di rappresentazione, i quali sono il segno delle veloci mutazioni culturali cha avvengono in Europa alla fine del secolo XVIII. Quasi tutte le numerose rappresentazioni hanno però in comune la direzione del punto di vista, da sud, ed hanno perciò come sfondo la città di Catania e l’Etna, per sottolineare ancor più la valenza urbanistica della creazione del principe di Biscari, il quale a proprie spese ha bonificato in forma di giardino di piacere l’arida distesa di lava, a servizio e per il riscatto della propria città.

Insieme alle fonti bibliografiche, un’ampia messe di documenti, in particolar modo quelli conservati presso l’Archivio di Stato di Catania nel fondo dei Paternò Castello principi di Biscari, ha consentito di chiarire aspetti inediti e particolarmente interessanti della vicenda della Villa Scabrosa.

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