Catania com'era: dalle “Antichità” alle “Difese” della città. Documenti e immagini

Archivio di Stato di Catania, via Vittorio Emanuele, n. 156

visitabile fino al 31 maggio 2018 - Giornate FAI di Primavera

La mostra focalizza l'attenzione su alcuni monumenti catanesi distrutti, totalmente o parzialmente, dalla colata lavica del 1669, dal terremoto del 1693 e dall'uomo.

Si articola in tre sezioni.

La prima sezione, curata dal prof. Enrico Iachello e dal prof. Paolo Militello , è dedicata alle numerose antichità (Catania è dopo Roma la città che conserva il maggior numero di monumenti romani) che vengono rilevate nelle vedute di Catania realizzate tra Cinquecento e Seicento. In queste carte è possibile individuare, tra l'altro, l’«Anfiteatro alla romana», il «Colosseo», il «Foro come quello di Roma», l’Arco trionfale, il Pantheon, il «Cerchio grandissimo alla romana», gli Acquedotti alla romana e il tempio di Cerere.

La seconda sezione, curata dall'ing. Salvatore Maria Calogero, è dedicata alle rappresentazioni cartografiche del Castello Ursino e della cinta muraria che dal 1541 al 1553 fu rinforzata,  su iniziativa di Carlo V,  con i bastioni e la cortina nel lato sud della città e che nel secolo successivo fu oggetto di ulteriori ristrutturazioni.

Entrambe le sezioni sono integrate con le fotografie dei monumenti dell’«antica» Catania e della cinta muraria che sono rimasti dopo l’eruzione e il terremoto e che ancora oggi possono essere ammirati all’interno del panorama urbano catanese.

La terza sezione, curata da Anna Maria Iozzia, è dedicata alla documentazione relativa sia alle “Antichità” che alle “ Difese”.

Un ruolo notevole nella “riscoperta” delle antichità catanesi fu svolto da Ignazio Paternò Castello, V principe di Biscari che nel 1748 ottenne dal Tribunale del Real Patrimonio il permesso di scavare per arricchire il suo museo (uno dei più importanti d'Europa), permesso che fu riconfermato nel 1768.                 

Grazie alla sua attività furono riportate alla luce tanti monumenti: dall'anfiteatro al teatro antico, da diversi complessi termali agli edifici sepolcrali  e agli acquedotti.

Un brano inedito della sua opera mai pubblicata, le Antichità di Catania, ha permesso di accertare che l'ipogeo sepolcrale raffigurato in due incisioni conservate nell'Archivio Paternò Castello principi di Biscari si trova sotto l'ex convento di S Caterina da Siena al Rosario, oggi sede dell'Archivio di Stato di Catania.

Tra i monumenti distrutti dall'uomo si segnala un caso di “mala antichità”: l'ambiente sotterraneo posto nel cortile del Reclusorio del Santo Bambino con affreschi raffiguranti le Tre Grazie nude la cui distruzione, nel 1832, è avvolta nel mistero. Grazie alla minuziosa descrizione conservata in archivio e ai disegni editi nei “Monumenti inediti pubblicati dall' Instituto di Corrispondenza Archeologica” è stata realizzata una ricostruzione virtuale a colori di tale ambiente.

 

Inaugurazione della mostra

 

Sabato  24 marzo : ore 10:00

Apertura straordinaria

 

Sabato 24 marzo . Ore 15:00 -  19:00

Domenica 25 marzo. Ore 9:00- 13 e 15:00 -19:00

La mostra sarà visitabile fino al 31 maggio 2018 con i seguenti orari:

Lunedì – Venerdì dalle ore 9:00 alle ore 18:30

Sabato dalle ore 9:00 alle ore 12:30


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